Mentre tante persone hanno potuto lavorare da casa continuando a percepire l’intero salario, le lavoratrici e i lavoratori dei rami professionali essenziali, dell’edilizia, dell’artigianato e dell’industria hanno dovuto continuare a lavorare in condizioni difficili. Altri, ad esempio il personale impiegato nel settore alberghiero e della ristorazione, hanno subito delle perdite salariali considerevoli. Molte persone si sono ritrovate in regime di lavoro ridotto con una decurtazione salariale o hanno perso l’impiego.

La crisi provocata dal coronavirus mostra quanto la società dipenda da centinaia di migliaia di impieghi malpagati in settori quali le cure, la vendita, la logistica o le pulizie. Dobbiamo trarne le giuste conclusioni: Unia esige una valorizzazione particolare di queste professioni essenziali in cui lavorano prevalentemente donne.

Nel commercio online, nell'industria farmaceutica e nella logistica le aziende hanno addirittura tratto beneficio dalla crisi. L'edilizia va a gonfie vele e i portafogli ordini sono pieni. Nel 2020 le società svizzere hanno distribuito 42 miliardi di utili agli azionisti. Il denaro per valorizzare i salari e non lasciare indietro nessuno non manca.

Ciò che rivendichiamo

Noi, le lavoratrici e i lavoratori che hanno consentito all'economia di tornare a fornire servizi essenziali alla popolazione, rivendichiamo:

  • Un vero riconoscimento da parte dei datori di lavoro e del mondo politico degli sforzi profusi dalle lavoratrici e dai lavoratori durante la pandemia, sotto forma di salari migliori (almeno 4000 franchi x13) e aumenti per tutti.
  • Più rispetto per il lavoro delle donne impiegate nelle professioni della vendita e delle cure grazie all’introduzione di contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale.
  • Posti di lavoro sicuri e cantieri puliti e ben organizzati nell’edilizia e nell’artigianato. Ci vuole più tempo. Occorre finalmente porre fine alla pressione sempre maggiore dei termini di consegna!
  • Una riduzione dello stress grazie a una pianificazione responsabile, alla rinuncia al lavoro su chiamata e a una riduzione dell’orario di lavoro piuttosto che dei posti di lavoro; nessuna deregolamentazione degli orari di apertura nella vendita e in altri servizi.
  • No all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne! Il Parlamento intende innalzare l’età AVS delle donne a 65 anni mentre la discriminazione salariale è aumentata ulteriormente. È un affronto alle donne che hanno lavorato in prima linea durante la crisi.     

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